"Noi bohémiens per necessità
e divertimento"
“Oculati nelle spese ma capaci
di muovere risorse e creatività”
MONICA PEROSINO - TORINO
Vivono con bilanci ridotti all’osso, risparmiano su tutto e escogitano strategie economiche che non trascurano neanche il singolo euro. Eppure sono loro, gli studenti, uno dei motori del sistema produttivo della città. I fuori sede, soprattutto. «Pazzesco, siamo un paradosso: non abbiamo soldi ma li creiamo». Eloisa Radaelli, 22 anni, studentessa genovese a Psicologia, prende il sole sulle gradinate di Palazzo Nuovo prima di entrare a lezione: «Le mie spese sono 687 euro al mese, tra affitto, mensa, trasporti e divertimenti. I miei genitori mi danno 400 euro, il resto lo recupero dando ripetizioni». Eloisa ha ridotto shopping, cinema e cene fuori: «Mercatini rionali, dvd affittati con le coinquiline, kebab o pizza al taglio ed è fatta, non devo rinunciare a niente. A parte l’affitto le uscite più alte sono per i trasporti e per il cibo».
Per sfamarsi gli studenti affollano le mense universitarie, gli apericena a 5 euro e le trattorie a prezzo fisso: «Ci sentiamo un po’ bohémiens - dice Alessandra Piras, cagliaritana -: sarà che siamo giovani, ma alla fine una spaghettata tutti insieme vale più di una cena in un ristorante chic». Alessandra ripassa storia con Corrado, compagno di corso e di regione, in un bar di fronte all’ateneo. Il caffè lo paga lui, che è uno dei fortunati «mantenuti»: «I miei genitori mi passano 800 euro al mese e se per caso dico a mia madre che non mi bastano i soldi per scendere a Cagliari lei mi manda fondi extra in un nanosecondo. Impegnerebbe i gioielli di famiglia per farmi fare un fine settimana a casa...». Le strategie per risparmiare si spingono anche alla voce «vizi e divertimenti»: «Solo sigarette rollate a mano, birre piccole quando si esce, cineforum organizzati a casa». Nessuno abita da solo, coabitare è imperativo. Qualche fortunato vive in un alloggio di proprietà, come Chiara Moschella, 20 anni, futuro mediatore linguistico di Cuneo: «I miei l’hanno comprata per me e per mio padre, che fa il medico e la usa come base, e così risparmio in affitto». Chiara studia cinese e per arrotondare lavora in un ristorante orientale, così guadagna e perfeziona la lingua.
Alessandro Odda, all’ultimo anno di Ingegneria Aerospaziale, sembra il personaggio di un film. Originario di Carbonia, per non pesare sul bilancio famigliare nei fine settimana lavora come portiere notturno in un albergo di Porta Palazzo. Per vivere si fa bastare 700 euro al mese, a cui si devono sottrarre subito 330 euro per l’affitto dell’appartamento, condiviso con altri 3 studenti: «Per fortuna non fumo e bevo poco, vado sempre alla mensa universitaria e non mi interessa granché lo shopping». Alessandro dice di non rinunciare a nulla, anche perché la sua passione, il teatro, se lo gode con i biglietti dell’Edisu, l’ente per il diritto allo studio, che offre agli studenti ingressi a 5 e 7 euro.
Le spese necessarie si aggirano: i libri si prendono in prestito in biblioteca, i testi di esame si fotocopiano, la spesa si fa in gruppo, per tornare a casa si fa leva sulla nostalgia dei genitori: «Muoviamo soldi, risorse e creatività - dice Dina Santangelo, futuro architetto di Catania -, dalla biblioteca al mercato immobiliare, dalla fotocopisteria all’agenzia di viaggi. Siamo la dimostrazione che investire sulla formazione fa bene anche all’economia».