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L’articolo di Fabrizio Vespa e Luca Indemini sulla Torino da bere.
L’aperitivo dei coabitanti su Smart.com.
Microcluster su RAI TRE a Cominciamo Bene.
Gioia, l’articolo di Monica Ceci
Repubblica.it e il Venerdì di Repubblica su Microcluster e l’aperitivo dei coabitanti. Articoli di Tullia Fabiani e Paolo Casicci.
Leggi il manifesto tradotto da colocation.fr e se vuoi sottoscrivilo insieme ai tuoi coinquilini. Vai all’articolo.
IMPORTANTE come muoversi per il cerco offro a Torino. Sul forum di YLDA è riportato un elenco delle opportunità e dei servizi, aiutaci a tenerlo sempre aggiornato!
Coabitazione per problemi economici ma non solo: un fenomeno in crescita fotografato da un progetto a Torino. Si diventa amici o si cambia casa
Cerchi casa? C’è una nuova strada
I giovani vanno ad abitare insieme
di TULLIA FABIANI del 26 luglio 2006
leggi l’articolo su repubblica.it
Le stoviglie non vanno lasciate nel lavello. I ripiani del frigo si dividono in parti uguali e per pulire gli spazi in comune si fanno i turni. La vita da coinquilini è faticosa, una combinazione di abitudini e atteggiamenti spesso difficili da conciliare, ma sempre più giovani la affrontano: molti per motivi di studio, un po’ perché hanno deciso di lasciare la famiglia e moltissimi perché, per quanto maturi e impiegati, non guadagnano abbastanza da poter pagare un affitto pieno o una rata di mutuo. E questo nella maggior parte delle città italiane: a Roma come a Torino, dove un’associazione di giovani architetti, geografi e ingegneri, "Ylda" (Young people for Local Development Association), ha pensato di indagare a fondo il fenomeno.
Il progetto "Microcluster" (microcomunità locali urbane di sviluppo sul territorio) nasce nel 2004 grazie all’iniziativa del Comune "Giovani e idee", con l’obiettivo di scoprire i modelli abitativi urbani dei giovani. Dopo un lungo lavoro, nel 2006 sono arrivati i risultati.
La coabitazione in cifre. Su un campione di 115 intervistati, oltre il 60 per cento ha più di 26 anni, è piemontese, studia o lavora, vive in casa con un’altra o con altre due persone (il 40 per cento con altre tre), e gradisce la zona dove abita. Il tempo della coabitazione è, in media, di un anno e mezzo, al termine del quale o si va a vivere da soli o con il partner. Mentre l’otto per cento dei casi torna da mammà per mancanza di fondi. La questione affitto infatti è determinante: il costo mensile (canone e consumi compresi) varia fra i 300 e i 500 euro per il 31 per cento degli intervistati, da 500 a 750 nel 30 per cento, e oltre 750 euro per il 28 per cento.
E se il 75 per cento dei ragazzi ritiene che il prezzo è accettabile, ciò non ne diminuisce il peso sul bilancio economico. Per il 47 per cento dei coabitanti la spesa del canone incide dal 10 al 25 per cento sulle entrate mensili e nel 28 per cento dei casi dal 25 al 50. Per quel che riguarda invece la tipologia di contratto, il "4+4" è la più diffusa (39 per cento), ma c’è una discreta fascia di rapporti (il 30 per cento) basati su scritture private o in nessun modo regolati. E la qualità? Come è la convivenza?
La maggior parte dei coabitanti dichiara di essere legata da rapporti di amicizia e quando si litiga è soprattutto per l’igiene dell’appartamento e la gestione della spesa alimentare. Nel 54 per cento dei casi i rapporti con i vicini sono occasionali, ma il 43 per cento degli intervistati si dice disponibile a socializzare o a fare servizi per il vicinato. Altro discorso quello col proprietario di casa: se il 60 per cento dei ragazzi parla di rapporto "amichevole", nel 23 per cento dei casi è definito "inesistente".
Una rete di servizi. A questo proposito, uno degli intenti del progetto è anche quello di fare da tramite fra domanda e offerta: fra coloro che cercano una locazione in coabitazione e i proprietari o le società immobiliari che offrono appartamenti nell’area metropolitana di Torino: "Ci è stato chiaro fin dall’inizio il problema dell’autonomia abitativa, in particolare tra i ragazzi - precisa Marco Malgaro, vice sindaco di Torino e assessore alle Politiche giovanili - e abbiamo pensato di favorire il processo di autonomizzazione attraverso alcuni aiuti, che vanno dalla ricerca dell’abitazione, alla possibilità di ottenere alloggi di edilizia pubblica". "L’idea - aggiunge Giuseppe Nota, dirigente del settore Politiche Giovanili del Comune - è quella di costruire un organismo intermedio tra giovani e proprietari che garantisca questi ultimi per quel che riguarda i pagamenti e la cura dell’immobile, e permetta ai ragazzi di non veder crescere da un giorno all’altro i costi degli affitti".
Ma è necessario anche raccogliere e divulgare informazioni sulla esperienza di condivisione di un appartamento. E lo sanno bene i giovani di Ylda che hanno sperimentato la coabitazione da anni. "Servono opportunità e servizi - spiega Lorenzo Germak, presidente dell’associazione - dall’aperitivo dei coabitanti, dove mettere a punto il sistema del "cerco e offro" per ciò che riguarda mobili, immobili e suppellettili, alla disponibilità di magazzini utili per il deposito in caso di traslochi e mancanza di spazi". Ci vorrà tempo, "ma - nota Claudia Piolatto, esponente dell’associazione - è fondamentale creare una rete di rapporti". Una rete su cui i tanti piccoli grappoli (microcluster, in inglese) di coabitanti possano contare. "È la necessità economica in molti casi a portare alla coabitazione - sottolinea Germak - ma c’è anche chi la considera una specie di filosofia di vita, basata sulla tolleranza e sul rispetto nei confronti degli altri". Nel migliore dei casi si diventa amici. Nel peggiore si cambia casa. (26 luglio 2006)